Aliens.gov non parla di UFO/UAP: cosa è diventato davvero il sito della Casa Bianca
Quando nel marzo del 2026 la Casa Bianca registrò il dominio aliens.gov, la comunità ufologica internazionale trattenne il fiato. Mesi dopo, il sito è davvero online. Ma chi si aspettava documenti declassificati, archivi UAP o una qualche forma di disclosure è rimasto deluso: aliens.gov (visitabile qui) non parla di extraterrestri. Parla di immigrazione.
Indice
Aliens.gov è online, ma non è quello che ci si aspettava
Il 28 maggio 2026 la Casa Bianca ha annunciato su X il lancio del sito con un breve video di anteprima, accompagnato dalla scritta “They walk among us” ovvero “Camminano fra noi” (che, fra l’altro, richiama titolo di un famoso libro sui rapimenti alieni). Poche ore dopo, aliens.gov è andato live mostrando una schermata di apertura in stile cinematografico: cielo stellato, scritte in verde fosforescente e un testo scorrevole che richiama esplicitamente l’estetica delle produzioni di fantascienza.
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Prima di negare o credere, serve informarsi. Scopri tutti i libri e gli eBook →Il messaggio iniziale sembra promettere esattamente ciò che il pubblico ufologico aspettava da mesi: “Per 60 anni il governo degli Stati Uniti ha mantenuto un segreto strettamente custodito. Gli alieni hanno camminato in mezzo a noi, vivendo nei nostri quartieri e interagendo con noi nella vita di tutti i giorni.” Poi arriva la svolta. Il testo prosegue specificando che questi “alieni” hanno frequentato gli stessi negozi e le stesse scuole dei cittadini americani, “con un’unica eccezione: non dovrebbero essere qui.”
La pagina prosegue specificando che la situazione è stata questa per decenni finché “un uomo ha avuto finalmente il coraggio di dire la verità” in modo audace, sfrontato e senza timori. Naturalmente il salvatore della patria sarebbe il presidente in carica degli Stati Uniti d’America: Donald Trump.
A quel punto il quadro si chiarisce: il sito non è un portale di disclosure UAP, ma una piattaforma di comunicazione dell’amministrazione Trump sul tema dell’immigrazione, costruita attorno a un doppio senso linguistico. Anzi, a dirla tutta il dominio registrato – al click – reindirizza direttamente a una pagina ospitata sul sito ufficiale della Casa Bianca: https://www.whitehouse.gov/aliens/.
Il doppio senso: perché “alien” non significa solo extraterrestre
Il gioco di parole alla base di aliens.gov si fonda su un dettaglio che in italiano si perde, ma che in inglese è centrale da secoli. Il termine “alien” non è nato per indicare gli extraterrestri: è entrato nella lingua inglese dal latino e dal francese intorno al Quattordicesimo secolo come sinonimo di “straniero”, “estraneo”, “altro da sé”. Nel diritto statunitense ha mantenuto questo significato in modo ininterrotto: è la parola tecnica con cui le leggi americane indicano una persona che risiede nel paese senza esserne cittadina.
Il termine compare già nel primo Naturalization Act del 1790 e negli Alien and Sedition Acts di fine Settecento, un insieme di leggi che regolavano cittadinanza e potere di espulsione dei non cittadini. È lo stesso linguaggio giuridico che oggi definisce “alien” qualsiasi immigrato senza cittadinanza statunitense, indipendentemente dal suo status legale.
L’amministrazione Trump ha scelto di sovrapporre questo significato giuridico, poco noto al grande pubblico, a quello pop-culturale di “alieno” come essere extraterrestre, proprio nel momento in cui l’attenzione mediatica sul tema UFO era ai massimi storici grazie alle prime release di file UAP. Il risultato è un sito che usa il linguaggio della disclosure aliena per parlare di un tema completamente diverso: il controllo dell’immigrazione.
Cosa contiene davvero il sito
Superata la schermata d’apertura, aliens.gov si rivela una piattaforma operativa a tutti gli effetti. Il contenuto principale è una mappa interattiva degli Stati Uniti che traccia in tempo reale gli “incontri” tra le forze dell’ordine e gli immigrati privi di documenti, ovvero gli arresti effettuati da ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione e delle dogane.
Accanto alla mappa, un contatore aggiorna costantemente il numero totale di “incontri” registrati su scala nazionale. Il sito include inoltre un modulo, accessibile tramite un pulsante in evidenza, che invita gli utenti a segnalare “alieni sospetti” attraverso una linea diretta dell’agenzia. Una sezione del sito, presentata con la stessa estetica da documento “declassificato” usata altrove per i file UAP, dichiara che gli “alieni” non erano piccoli omini verdi, prima di rivendicare l’azione di contrasto all’immigrazione irregolare come la vera verità finalmente rivelata al pubblico.
Tutti i dati relativi agli arresti vengono aggiornati su base continuativa e risultano sincronizzati anche con l’app ufficiale della Casa Bianca, secondo quanto riportato dalla stampa statunitense che ha avuto accesso al sito nelle ore del lancio.
Reazioni e perché conta per chi segue la disclosure UAP
L’operazione ha diviso l’opinione pubblica americana. Diverse testate hanno descritto aliens.gov come un esempio di comunicazione politica che sfrutta l’attesa pubblica sulla disclosure UFO per veicolare un messaggio sull’immigrazione, criticandone soprattutto il tono e gli strumenti di segnalazione diretti ai cittadini. Altri commentatori hanno invece sottolineato la natura volutamente provocatoria e ironica dell’operazione, presentata dalla stessa amministrazione come una trovata comunicativa pensata per generare attenzione mediatica.
Resta un punto fermo per chi segue la vicenda dal lato ufologico: aliens.gov non ha alcun collegamento con il percorso di declassificazione avviato dal Pentagono attraverso il programma PURSUE. È su www.war.gov/UFO/, e non su questo sito, che vanno cercati i documenti reali sul fenomeno UAP: dalla prima tranche rilasciata a maggio fino ai dettagli sull’inseguimento di un caccia F-16 raccontati nella seconda tranche di declassificazioni fino ai dati sui fenomeni rimasti irrisolti emersi con l’ultimo lotto di file pubblicati a giugno. Diverso, e va detto separatamente, è invece il caso da cui eravamo partiti: all’inizio della vicenda le aspettative erano legittime visto il contesto. L’esito reale, invece, si dimostra come un modello esemplare di demagogia. Purtroppo, di successo.